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mercoledì 7 aprile 2010

SUPPLENTI E BIDELLI PAGATI DAI GENITORI


Padova - Un "buco" da 5 milioni di euro, insegnanti e bidelli che non prendono lo stipendio da gennaio. È la situazione drammatica delle scuole nel Padovano tra licei, tecnici professionali e istituti comprensivi (quelli con elementari e medie). Per loro mancano cinque milioni dal ministero del Tesoro, per ripianare le spese ordinarie tra esami di maturità, supplenze, materiali scolastici e di laboratorio.

"È una cifra anticipata come tutti gli anni dagli istituti per pagare il normale funzionamento del regime scolastico – racconta il dirigente del liceo scientifico
Cornaro Massimo Vezzaro, 900 studenti e un credito verso lo Stato di almeno centomila euro - tra supplenze, esami di maturità, materiale per i laboratori. Di solito anche alla spicciolata ma le risorse anticipate dalle scuole arrivavano dal ministero. Quest’anno però con i tagli voluti dalla Gelmini arriva poco o nulla, e noi abbiamo grattato il fondo del barile". Insomma gli istituti scolastici sono rimasti a secco, così se un insegnante si ammala improvvisamente non ci sono i soldi per pagare un supplente.

La soluzione rimediata alla meno peggio fa venire i brividi, soprattutto nell’ottica del diritto allo studio di cui parla la Costituzione. "Se un docente ci avverte che sarà assente abbiamo due possibilità – dice Vezzaro – distribuire piccoli gruppi di studenti nelle diverse classi che già stanno facendo lezione provocando disagi e rallentamenti sul programma, ma è la soluzione meno praticata, o radunare la classe senza insegnante con un’altra magari di pari età nell’aula magna". Significa 50-60 ragazzi per un’insegnante sola, costretta a fare lezione improvvisando argomenti di interesse comune, o spesso preoccupata solo di mantenere l’ordine tra tanti adolescenti. In più a volte gli insegnanti si rifiutano di fare supplenza perché il fondo chiamato di "ore eccedenti" destinato a questi casi è fermo dal 2008, quindi i docenti farebbero supplenza gratis.

"L’unica soluzione è pagare i supplenti con i soldi delle famiglie" va al sodo Daria Zangirolami dirigente del Tito Livio, il prestigioso liceo classico padovano che ha diplomato il presidente Giorgio Napolitano e l’economista Luigi Zingales. La preside, che in accordo con studenti e genitori ha programmato tre giorni di sospensione delle attività scolastiche per attirare l’attenzione sull’emergenza, spiega: "Ogni scuola superiore fa versare un contributo volontario alle famiglie all’inizio dell’anno, dai 100 ai 150 euro a famiglia, destinati in realtà ad attività formative come teatro, uscite didattiche, attrezzatura per laboratori, materiale scolastico. Purtroppo per pagarci le supplenze abbiamo attinto da queste risorse, insomma se le sono pagate le famiglie, altrimenti le classi rimanevano scoperte anche per periodi lunghi di assenza dell’insegnante titolare".

Come se non bastasse, ora la coperta è talmente corta che in diversi istituti ci sono supplenti e personale non docente che non percepiscono lo stipendio da gennaio. Uno di questi è il Cornaro, dove un insegnante e un tecnico ausiliario non prendono la busta paga tre mesi e coprono supplenze che dureranno fino alla fine dell’anno scolastico. "In più sono persone mature, con famiglie sulle spalle, quindi è ancora più imbarazzante e grave per noi" sottolinea Vezzaro, il quale a sua volta è in credito con il ministero: "Anche tutti noi dirigenti in Veneto abbiamo una parte di stipendio che dal 2007 a oggi non ci è mai stata versata". Il paradosso è che proprio la consulta dei dirigenti di Padova, un organismo volontario al quale aderisce oltre il 50% degli attuali dirigenti in servizio, ha consigliato ai supplenti che non percepiscono stipendio da mesi di rivolgersi alla magistratura, di fare causa. "Ci sembra l’unica soluzione se non arrivano i soldi – conclude Vezzaro – almeno con un’ingiunzione di pagamento in mano emanata dal giudice sarà più facile per noi andare al ministero del Tesoro per chiedere di saldare i conti".

Anche i presidenti dei consigli di istituto, organismo formato dai genitori, hanno deciso di consorziarsi e di formare una rete permanente che si riunisce ogni quindici giorni, assieme ai dirigenti scolastici e agli alunni. Insieme stanno organizzando uno sciopero generale in tutte le scuole del Veneto, per protestare contro le sforbiciate selvagge e la situazione finanziaria in cui versano gli istituti scolastici.


Da il Fatto Quotidiano del 6 aprile 2010

mercoledì 31 marzo 2010

LA GELMINI SBIANCHETTA LA RESISTENZA DAI LICEI


Dal prossimo anno per gli alunni delle scuole superiori “la resistenza” sarà soltanto la definizione di una grandezza fisica per misurare l’elettricità.
La deputata del Pd, Manuela Ghizzoni, ha denunciato infatti come le indicazioni di studio per i licei non prevedano più esplicitamente lo studio della Resistenza e dell’Antifascismo .
Scomparsa anche la Liberazione.
Ovvero, secondo il ministero, nello studio del Novecento ci si deve limitare a studiare la formazione e le tappe dell’Italia repubblicana, come fosse nata dal nulla.

La smentita di viale Trastevere è già arrivata, ma i sindacati chiedono ora di mettere la rettifica nero su bianco.
Dopo l’allergia al darwinismo del ministro Letizia Moratti è arrivata quella per la storia d’Italia della Gelmini.


Da Il Fatto Quotidiano del 31 marzo 2010

lunedì 29 marzo 2010

Maturità, doppia tassa

Una doppia tassa sulla maturità finora non si era ancora sentita, ma nelle scuole ormai ci si è abituati a tutto. Non è più come anni fa, quando per frequentare un istituto pubblico bastava pagare il bollettino dell'iscrizione di qualche decina di euro, quello della mensa più o meno analogo, e non molto di più per un anno intero.

Ora a scuola si va con il tariffario. Consulti una delle pagine dei siti e sembra di guardare il link ad un albergo o un centro benessere: tutto (o quasi) si paga, dal ritiro del diploma alle lettere ricevute a casa, dai corsi di recupero all’esame di maturità per i privatisti per il quale i prezzi possono aumentare anche di dieci volte rispetto a quelli praticati agli alunni interni.

E' la crisi, è l’effetto dei tagli di Tremonti, e di un miliardo di euro tra supplenze e fondi per il funzionamento ordinario che le scuole hanno anticipato e che ora il ministero fa finta di non dover restituire alle scuole, spiegano i sindacati e politici dell’opposizione. «Da quest’anno non solo le scuole corrono il rischio di avere trasferimenti inadeguati, ma anche di vedere cancellata qualsiasi possibilità di recuperare i propri crediti», avverte Mariangela Bastico del Pd. Mentre Manuela Ghizzoni, sempre del Pd, sulla vicenda ha presentato un’interrogazione parlamentare chiedendo l’intervento del ministero che nonostante le denunce non aveva ancora assunto una posizione ufficiale.

Manca un miliardo nelle scuole, insomma. E’ una cifra di tutto rispetto: i dirigenti scolastici, sono costretti a inventare di tutto pur di far quadrare conti che in queste condizioni sembra impossibile far quadrare. Anche raddoppiare le tasse. Finora esisteva una sola tassa per la maturità, da versare allo Stato, di 12,03 euro. Quest’anno almeno una scuola su due ha chiesto agli studenti dell’ultimo anno una doppia tassa: quella regolare con bollettino intestato all’Agenzia delle Entrate, e la seconda invece con bollettino intestato alle scuole, a volte addirittura agli stessi dirigenti scolastici come accade all’Itc Cesare Beccaria di Carbonia.

Alcuni studenti e genitori hanno pagato senza protestare. Altri invece non hanno mandato giù la seconda tassa. All'istituto Piaget di Roma, ad esempio dove una decina di ragazzi si sono rifiutati di pagare. Anche perché la richiesta era di 100 euro, piuttosto cara rispetto alla media. Sono state minacciate ritorsioni da parte della dirigenza ma i ragazzi non intendono fare marcia indietro. La maggior parte degli istituti infatti si limita a chiedere un contributo di una ventina di euro. «Per le fotocopie, e le spese di segreteria. E’ solo doveroso nella condizione in cui sono costrette a andare avanti le scuole», spiega Antonio Gaeta dirigente scolastico del Polo Didattico di Passo Corese, in provincia di Rieti.

E in genere i genitori accettano il pagamento, a meno che le spese non risultino particolarmente elevate come al Piaget di Roma, oppure in Puglia a Ceglie Messapica, all'Istituto tecnico Agostinelli dove il tariffario prevede una «tassa per la maturità» di 50 euro o al liceo scientifico «De Sanctis» di Salerno dove se ne pagano 90. E’ a quel punto che qualcuno inizia a chiedersi se la seconda tassa è davvero una tassa o soltanto un contributo, e quindi se esista l’obbligo di pagarla oppure no.

Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini lo ha finalmente chiarito pochi giorni fa, ricordando ai dirigenti scolastici che non hanno alcun diritto di chiedere soldi alle famiglie. Alcuni dirigenti però la pensano diversamente come Marco Bevilacqua, a capo dell’istituto Ambrosoli di Roma, che di fronte alle proteste per aver chiesto 200 euro per frequentare l’istituto ricorda l’esistenza di un Patto educativo di corresponsabilità sottoscritto da genitori al momento dell’iscrizione che prevede l’obbligatorietà dei contributi decisi dalle scuole.

Insomma, pagare si deve sostengono alcuni dirigenti. E quindi nascono le voci più varie. Doppie tasse sulla maturità, doppie tasse di iscrizione, ma anche molto altro. All’Istituto d’Arte Licini di Ascoli Piceno si chiede ogni anno una seconda tassa di iscrizione per la scuola di 90 euro obbligatoria anche per le famiglie che per legge sarebbero esentate dal pagamento della tassa imposta dallo Stato. E poi 10 euro per le «spese postali per comunicazioni alle famiglie e gestione informatizzata delle assenze», e ancora 1 euro per l’acquisto della pagella scolastica. Situazione simile al professionale Datini di Prato dove la seconda tassa sulla maturità è di 51 euro (i privatisti pagano il doppio), le doppie iscrizioni ai vari indirizzi sono tutte di oltre 100 euro a seconda dei vari indirizzi, ma comunque si chiede 1 euro a tutti per un non meglio identificato «fondo di solidarietà».

I prezzi non appaiono sui tariffari ufficiali ma spesso le scuole si fanno pagare anche i corsi di recupero organizzati per aiutare a metà anno gli studenti in difficoltà. Secondo un sondaggio del sito Skuola.net più di una scuola su 10 chiede una cifra in cambio del corso.

Un capitolo a parte sono i privatisti, da sempre territorio di caccia di fondi da parte di presidi di ogni epoca. Quest’anno all’Istituto Comprensivo Statale di Oppido Mamertina per la maturità gli interni pagano una tassa di 30 euro, i privatisti di 80, quasi tre volte di più. Ancora nulla rispetto al professionale Einaudi di Ferrara, dove gli interni pagano 25,82 euro e i privatisti 206,58, quasi nove volte di più. E’ l’autonomia scolastica: in tempo di crisi somiglia terribilmente a un suq, in cui ognuno fa come gli pare.

di FLAVIA AMABILE da LA STAMPA del 29 marzo 2010

LA MENSA: ...QUESTA SCONOSCIUTA

Durante l'incontro sulla mensa è emerso che Druento è una delle poche realtà in cui c'è la mensa FRESCA e cioè preparata al mattino per essere consumata a mezzogiorno.

Altri comuni, tra cui Torino, utilizzano centri di cottura in cui cuociono il cibo e poi lo distribuiscono nelle varie scuole in appositi contenitori. È palese che il cibo cotto e mangiato è nettamente migliore di quello che rimane in contenitori di plastica anche per un'ora.
La mensa fresca di Druento è gestita direttamente dal Comune (le cuoche sono stipendiate dal Comune) e vigono molteplici controlli. In primis dalle insegnanti che sono dipendenti della scuola, poi c'è la commissione mensa ed infine dagli stessi dipendenti comunali che mangiano nella mensa scolastica. Lo stesso Sindaco pranza lì.
Ad oggi la commissione mensa è costituita da soli genitori (nel numero di tre) ma dal prossimo anno ne faranno parte anche alcuni insegnanti e funzionari del Comune.
Il menu viene stilato dal Comune con le direttive che arrivano dall'ASL competente che provvede poi ad approvarlo.
Le direttive sono del tipo:
  • frequenza settimanale di certi alimenti (per es. legumi almeno una volta a sett., tot. volte a sett. carni e verdure)
  • metodologia di cottura (per es. NO FRITTI, no cicli caldo/freddo/caldo)
  • ricette (ingredienti per la preparazione delle pietanze)
  • dosi
  • vincoli igienici
Le cuoche devono attenersi scrupolosamente alle ricette senza possibilità di modifiche o aggiunte per magari migliorarne un po' l'apprezzamento da parte dei bambini.
Severe norme igieniche portano di conseguenza anche a delle restrizioni sulle tipologie di pietanza, per cui non è più consentito avere a disposizione il trancio di prosciutto cotto da affettare sul momento ma solo vaschette sottovuoto che vengono fornite quando previste dal menu. Questo porta al fatto che in caso di scelta di menu in bianco l'unico secondo disponibile è quello previsto nel menu.
Anche sulle porzioni le cuoche hanno pochissimo margine in quanto viene fornito loro solo la grammatura prevista per ogni bambino.
Vincoli igienici: no uova crude ma solo pastorizzate, no carne trita (per cui impossibilità di fare il ragù), no verdure fresche ma solo di 4° gamma (quelle in busta).
È logico che tutti questi vincoli vanno ad influenzare il gusto degli alimenti.
Per esempio il fatto che non siano consentiti cicli di raffreddamento e riscaldamento non permette di poter preparare un arrosto come siamo abituati a vederlo nelle nostre famiglie, in quanto deve essere tagliato a caldo e servito subito.
AVANZI: poiché gli alimenti vengono forniti rispettando la grammatura per ogni bambino, se non consumati, l'eccedenza viene buttata (tranne la frutta).
In ogni caso la qualità delle materie prime è ottima. La società che approvvigiona le materie prime ha nel capitolato di fornitura:
  • carne Coalvi
  • frutta biologica
  • prodotti a Km 0
  • solo olio extravergine di oliva
  • solo Parmigiano Reggiano
  • NO pesce PANGASIO
Logicamente scelte del genere influenzano il costo della mensa, pertanto, per continuare ad avere un servizio di OTTIMA qualità, LA MENSA andrebbe PAGATA DA TUTTI. Purtroppo il Comune segnala un ammanco notevole in quanto molte famiglie (e non tra le più disagiate) non pagano la mensa scolastica.
QUI trovate le slide proiettate durante l'incontro.

martedì 23 marzo 2010

COMMISSIONE MENSA: AGGIORNAMENTO (visita dell'11 marzo)


In merito alle problematiche emerse in mensa, in occasione delle visite da parte della commissione e in seguito ai chiarimenti avvenuti tra la commissione stessa e gli insegnanti alla presenza del Dirigente Scolastico, si è giunti alle seguenti considerazioni:


  • il budino, o la frutta, viene spesso distribuito ad inizio pasto per velocizzare il servizio e così si è deciso unanimemente di continuare;
  • il Dirigente Scolastico promulgherà una circolare tra gli insegnanti ai fini di sottolineare l'importanza del tempo mensa ai fini didattici;
  • a partire dal prossimo anno, faranno parte della commissione anche alcuni insegnanti e funzionari del Comune, così da completare la commissione con tutte le parti interessate.
QUI trovate il verbale della visita effettuata l'11 marzo 2010

lunedì 22 marzo 2010

INCONTRO CON GHERARDO COLOMBO


L’ ISOLA CHE C’E’

con il PATROCINIO del

COMUNE DI DRUENTO

(Assessorato alla Cultura)

ORGANIZZA UN INCONTRO CON

GHERARDO COLOMBO

(EX MAGISTRATO MANI PULITE)

SUL TEMA: “PERSONE E REGOLE”


30 MARZO 2010

ORE 21

TEATRO PARROCCHIALE


“La giustizia non può funzionare

se il rapporto tra i cittadini e le regole

è malato, sofferto,

segnato dall’incomunicabilità”

“ La giustizia non può funzionare

se i cittadini non comprendono

il perché delle regole”

(Gherardo Colombo “Sulle regole”)


Il 31/03 Gherardo Colombo incontrerà i ragazzi della Scuola Media Don Milani.

giovedì 18 marzo 2010

Scuola, storie di ordinaria viltà

di Paolo Corticelli

Voti troppo bassi e chi è preso di mira; scarsa o nulla considerazione in aula (mortificazione dell’amor proprio); ricerca dell’umiliazione, il docente, con ogni probabilità frustrato, che manifesta il suo potere inattaccabile; gelosia nei confronti di chi dimostra una particolare brillantezza intellettuale. Ecco alcune tipologie con le quali si palesa il fenomeno del mobbing scolastico, ovvero quell’atteggiamento vessatorio da parte dell’insegnante nei confronti dello studente. Un annoso problema. Sono storie di ordinaria viltà, con episodi che hanno per protagonisti insegnanti nella maggior parte dei casi di mediocre preparazione, afflitti da turbe comportamentali di varia natura. Negli uffici scolastici provinciali giungono poche segnalazioni. “Molti genitori – commenta un funzionario – non sanno come comportarsi, sono smarriti di fronte a quanto accade al loro figlio e d’altra parte sia i dirigenti scolastici sia i provveditorati non hanno molte possibilità di intervento. Per di più – aggiunge il funzionario – bisogna stare molto attenti a come ci si muove perché se un docente viene apertamente accusato di mobbing, nei confronti di qualche studente, può a sua volta rivalersi nei confronti di chi lo accusa con una denuncia per diffamazione”. Per di più, sotto il profilo legale, non c’è una tutela specifica per lo studente (o la famiglia), mentre esiste per il mobbing in ambito lavorativo. A livello universitario qualcosa si sta realizzando. All’Università La Sapienza di Roma nel marzo del 2009 è stata varata la “Carta dei diritti e dei doveri delle studentesse e degli studenti”. L’articolo 6 ha per titolo “Organi di tutela dei diritti”. Sotto questa definizione figurano il Garante dei diritti e dei doveri degli studenti e il difensore degli studenti, al quale ci si può rivolgere con “garanzia di riservatezza”. “La risposta degli studenti è stata di piena fiducia – commenta il professor Luigi Campanella, difensore civico dell’ateneo, al quale fanno capo i garanti delle varie facoltà – e nell’arco di soli sei mesi abbiamo registrato circa un migliaio di segnalazioni. Intendiamoci: alcune sono formulate da gruppi di studenti, anche 250, per denunciare il mancato rispetto degli appelli da parte di qualche docente, oppure la difficoltà nel trovare un relatore di tesi, o la sovrapposizione degli orari delle lezioni. Anche questi sono disagi importanti e lo studente va tutelato. Sì, c’è stato anche chi ha denunciato qualche atteggiamento vessatorio a livello personale , casi che stiamo seguendo con circospezione e rigore”. “Nell’estate scorsa abbiamo varato due regolamenti di ateneo, uno per il mobbing e uno anche per lo stalking (che contempla molestie personali, ndr) – afferma, dal canto suo, il professor Dario Casati, prorettore dell’Università Statale di Milano – e stiamo individuando i due consiglieri che dovranno farsi carico di raccogliere le segnalazioni degli studenti per poi svolgere le opportune verifiche. L’intervento da parte dell’università, nei confronti di chi assume atteggiamenti soverchianti, va dal richiamo alla sospensione dal servizio fino a conseguenze anche più pesanti”. Per la media inferiore e per il liceo – denominati rispettivamente scuola secondaria di primo grado e di secondo grado–,val la pena ricordare che esiste lo Statuto delle studentesse e degli studenti, varato nel giugno del 1998 (Dpr 249) con integrazioni e modifiche del novembre 2007 (Dpr 235). Questo codice è nella maggior parte dei casi ignorato, mentre potrebbe essere materia di approfondimento nelle singole classi nell’area di “educazione alla cittadinanza e alla convivenza civile”. “Nella nostra scuola c’è un controllo interno ma anche esterno dei vari elaborati degli studenti – afferma il professor Mark Dawson, preside della High School di Milano, scuola internazionale autorizzata che aderisce al sodalizio International Baccalaureate con sede a Ginevra. In pratica, i compiti sono corretti dall’insegnante di riferimento, ma vengono poi anche controllati dagli altri docenti della scuola che insegnano la stessa materia. Non solo: a campione vengono scelti dei compiti che sono inviati ad alcuni examiner a Ginevra. In questo modo abbiamo la possibilità di garantire un’equità nel giudizio, evitando atteggiamenti troppo indulgenti o severi da parte degli insegnanti”. Codici, regolamenti interni, sistemi di valutazione rigorosi: a quest’ultimo proposito da rilevare che sono molte le scuole italiane che adottano le “griglie di valutazione”, ovvero un sistema che prevede prove di verifica condivise dai docenti per ovviare a eventuali difformità di giudizio. Ma per combattere il mobbing occorre anche l’intervento del legislatore: una tutela legale aiuterebbe a combattere questo fenomeno. Che, purtroppo, fa proseliti.

da IL FATTO del 18 marzo 2010

martedì 16 marzo 2010

BANDO DI CONCORSO per Diritto allo Studio

Abbiamo inserito questo nuovo post, inerente il Bando di Concorso della Regione Piemonte, perché vogliamo evidenziare come la maggior parte delle famiglie rientri nei parametri per l'assegnazione dell'assegno di studio per spese di libri di testo e trasporti oppure per il diritto allo studio.

QUI trovate il bando per l'assegnazione dell'assegno di studio per iscrizione e frequenza.

QUI trovate il bando per l'assegnazione dell'assegno di studio per spese di libri di testo, trasporti ed attività integrative previste dal POF.

In ogni caso vi rimandiamo al precedente post che abbiamo pubblicato per approfondimenti.

Abbiamo provato a fare una simulazione di calcolo dell'ISEE da QUESTO indirizzo inserendo i seguenti valori:


Reddito familiare: 60.000€
Patrimonio mobiliare: 80.000€
Casa di proprietà

Come potete vedere dall'immagine del risultato del calcolo, l'ISEE è risultato essere inferiore ai 32.000€ richiesti come soglia dal bando.



QUI potete scaricare il modulo unificato di richiesta contributi per il diritto allo studio (anno scolastico 2009/2010)

AGGRESSIONE a Lorenzo Varaldo

Vogliamo segnalarvi un fatto gravissimo che ci ha segnalato il "Manifesto dei 500" tramite una email.

Giovedì scorso, 11 marzo, Lorenzo Varaldo, in qualità di vicario della scuola Aleramo, mentre riceveva con la dirigente scolastica i genitori di un alunno della scuola e cercava pacatamente di affrontare le questioni esposte, è stato aggredito improvvisamente e violentemente dal padre dell’alunno in questione e colpito con più pugni e calci su volto, stomaco e arti, procurandogli tra l’altro un evidente ematoma sotto l’occhio. Il peggio è stato evitato esclusivamente per fortuna e perché l’insegnante, senza reagire all’aggressione, si è riparato dall’infierire, con la dirigente che tentava di creare una via di fuga dalla furia inaudita.Questi fatti, in sé gravissimi, hanno lasciato indignati e preoccupati tutti gli insegnanti e il personale della scuola, i genitori e molti colleghi di altre scuole.
Le preoccupazioni nascono dal fatto che tutti hanno coscienza come episodi simili, certamente ascrivibili agli eccessi di un singolo, siano in realtà da inserire in un contesto generale di malessere che vive la scuola: de-istituzionalizzazione, discredito sugli insegnanti e sui dipendenti pubblici, tagli del personale.
E’ necessario chiarire che questa politica apre ormai una prospettiva di vero e proprio pericolo su cui non è poi il caso di scandalizzarsi dopo.
Il genitore in questione, dopo l’aggressione, si è indirizzato verso la classe del figlio ed è stato fermato solo dall’intervento della dirigente e del custode.
Che cosa poteva succedere con un’ulteriore carenza di organico del personale?
Porre la questione vuol già dire rispondere non solo alla domanda, ma anche al problema delle responsabilità di chi governa.
La nostra volontà di battersi per la difesa della scuola pubblica, per la concessione di tutti i posti richiesti e necessari, contro ogni legge che destruttura l’istituzione scuola e i suoi principi sanciti nella Costituzione, è ancora più ferma dopo questo avvenimento.
Per questo l’assemblea del 17 marzo è solo rimandata, per poterla svolgere in tutta serenità appena sarà possibile.
Nel ringraziare la UIL-Scuola (sindacato a cui Lorenzo Varaldo è iscritto) che immediatamente ha pubblicato un comunicato di solidarietà e di denuncia dell’accaduto, invitiamo tutti ad aiutarci nel far conoscere ciò che è successo e ci scusiamo fin d’ora per gli eventuali disagi dovuti allo spostamento dell’assemblea.

Il gruppo organizzativo del “Manifesto dei 500”, 15 marzo 2010

lunedì 15 marzo 2010

Scuola SUPERIORE: una riforma da brividi


di Marina Boscaino
“Devo educare i miei figli per vivere in un Paese civile o per vivere in Italia?”: domanda non oziosa. Sabato, piazza del Popolo, uno dei tanti striscioni, un bel pomeriggio di democrazia, speranze, promesse.
Tra due settimane si chiudono le iscrizioni e le famiglie iscriveranno i figli nella prima classe di una scuola che non c’è. Infatti la “riforma” della superiore non è ancora legge e – giuridicamente – in Italia vigono ancora i vecchi ordinamenti: assenza di procedure legittime, dunque, e una serie di conseguenze.

L’ostinazione a far partire da
settembre una “riforma” priva di riferimenti legislativi non è un progetto culturale, ma economico: più precisamente, risiede nella Finanziaria 2009, che determina una serie di tagli che non possono essere evitati, pena il fallimento della “cura da cavallo” per la scuola, che ci fu annunciata nell’estate 2008 e che si sostanzia in 7,6 miliardi di euro in meno tra il 2009 e il 2011. Rimandare è impossibile.

La persuasione mediatica agisce non solo dai Tg. Fate un giro sul sito del ministero: troverete un accattivante vademecum per studenti e famiglie, che racconta la “riforma epocale”, contravvenendo al principio di realtà, legittimità e soprattutto responsabilità
civile e politica. Il profluvio di opuscoli che illustrano il nulla è incessante (ricordiamoci poi di chiedere il costo dell’operazione a chi ha tagliato 140.000 posti di lavoro). Parole che inverano realtà inesistenti: nel mondo vero, quello dei tagli, dell’edilizia scolastica fuorilegge, quello del miliardo di debito con le scuole italiane, che il ministero ha già annunciato che non verrà mai refuso, quello che precarizza esistenze a getto continuo, la musica è ben diversa dalle immagini patinate e rassicuranti: è il caos più completo, con le scuole che si vedranno costrette ad organizzare la proposta formativa e a fare i conti con il taglio delle cattedre e con il soprannumero degli insegnanti dopo la chiusura delle iscrizioni, ammesso che la Corte dei Conti non sollevi questioni e che Napolitano firmi. Quando cioè, secondo la legislazione (ancora) vigente, il testo sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale e sarà legge.

Intanto la scuola superiore – che finora ha svogliatamente e colpevolmente solo assistito alla costruzione della propria distruzione
– si sta svegliando: mozioni di collegi docenti che chiedono lo spostamento di un anno dell’entrata in vigore della riforma; altri che decidono di agire nella legalità e proporre gli ordinamenti ancora in vigore; comitati misti, docenti-studenti-genitori che organizzano contro-informazione, presìdi permanenti che coinvolgono anche le elementari, vittime fresche della prima ondata di tagli selvaggi.
L’avvio del riordino senza la conclusione dell’iter previsto comporta il modo improvvisato e dilettantesco con cui stanno riempiendo quell’abominio sociale, giuridico, economico e culturale che chiamano “riforma”. Manca il regolamento sulle classi di concorso, che verranno rivoluzionate, e che è ancora ben lontano dall’essere approvato: in sostanza le “materie” e i titoli che si devono avere per insegnarle.
La CM 18/2 che dà avvio alle iscrizioni è priva di presupposti legislativi, come si è detto inesistenti, essendo
stata emanata prima dell’adozione definitiva dei regolamenti.

È per questo che la Cgil ha inoltrato ricorso al Tar del Lazio. La “riforma” viola l’autonomia delle scuole, alle quali vengono assegnati i nuovi indirizzi
in modo “automatico” dal MIUR, senza che abbiano potuto presentare all’USR e alla Regione le loro motivate proposte, invadendo le competenze sulla definizione del piano dell’offerta formativa territoriale, prerogativa di provincia e Regione, mettendo in discussione il necessario legame fra scuola e ambito sociale in cui opera. Lo scippo di competenze perpetrato dal ministero ai danni delle regioni potrebbe essere oggetto di ricorso da parte, al momento, di Emilia Romagna, Marche, Piemonte e Toscana. Mancano gli obiettivi di apprendimento e moltissimo ancora. Solo “quadri orario”: questa è la loro “riforma”. Che vuol dire unicamente taglio, circa il 10% di tempo scuola in meno, con i conseguenti posti di lavoro.
Dismessi pedagogia, didattica, cultura, cittadinanza, emancipazione. Non dobbiamo stancarci di ripetere: tutti devono sapere quello che sia sta facendo, e come, alla scuola della Costituzione.

da IL FATTO del 14 marzo 2010