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sabato 18 maggio 2013

Premio Rulli 2013

E' con viva e vibrante soddisfazione che annunciamo che
la scuola primaria A. Frank dell'Istituto Comprensivo di Druento ha vinto il 
secondo premio della terza edizione del Concorso Nazionale Giuseppe Rulli 
su EDUCAZIONE ALLA CITTADINANZA E ALLA CONVIVENZA CIVILE.

Nell'immagine alcuni momenti della premiazione che è avvenuta Sabato 11 maggio.

lunedì 16 maggio 2011

Incontro sulla scuola a Druento: la scuola che abbiamo, la scuola che vogliamo.

Vi segnaliamo a DRUENTO un incontro formativo sulla SCUOLA.

"La scuola che abbiamo, la scuola che vogliamo"


lunedì 30 maggio 2011 
ore 20.45 
presso il circolo degli Alpini - Druento

L'incontro è stato organizzato con l'obiettivo di informare i cittadini su come sta cambiando la scuola e ciò che essa offre alla formazione dei futuri cittadini. La serata è organizzata dal PD di Druento con la fondamentale collaborazione di molte persone, insegnanti, genitori, studenti: saranno loro, gli "addetti ai lavori", che raccontereranno la scuola di oggi pensando a ciò che sarebbe necessario per quella di domani. 

Sarà una serata ricca di inteventi e di contributi, un modo diverso di affrontare il tema. Si comincerà dall'asilo nido per finire all'universita. Anche il CdG sarà presente con una sua riflessione. Gianna Pentenero (assessore regionale all'istruzione della Giunta Bresso) terminerà la serata con un suo intervento.

L'argomento è molto importante e di interesse generale, perchè la scuola è la base della formazione della società del futuro.Sapete bene quindi quanto è necessario essere presenti e soprattutto diffondere il più possibile l'iniziativa in modo che la partecipazione sia ampia e che quindi l'obiettivo di informare possa essere raggiunto.

Cliccate QUI per scaricare la locandina dell'incontro.

mercoledì 30 marzo 2011

Riforma Gelmini: da Bologna l’idea referendum

Dopo quello sull’acqua e quello sul nucleare, potrebbe arrivare anche il referendum sulla riforma Gelmini. Un gruppo formato da più di 200 persone tra docenti, studenti, e ricercatori dell’Alma Mater sta preparando la campagna per raccogliere le firme necessarie per andare al voto. Da Roma sono già arrivate le prime adesioni, tra cui quella del collettivo di studenti della Sapienza K5. Testimonial un nome che non passa inosservato, quello di Margherita Hack.



L’intenzione di ricorrere al referendum era emersa prima ancora che la riforma diventasse legge. Ora i promotori dell’iniziativa, riuniti ieri all’Università di Bologna, hanno deciso di passare all’azione. Ancora in discussione le tempistiche della campagna: “Stiamo valutando quando far partire la raccolta firme – spiega Maurizio Matteuzzi, professore bolognese e componente del gruppo Docenti Preoccupati – se cominciare subito, o aspettare il 2013 con la nuova legislatura. Noi saremmo favorevoli a iniziare immediatamente”. Propensi ad agire in tempi brevi anche gli studenti della Facoltà di Studi Orientali di Roma, riuniti nel collettivo K5. “Non possiamo perdere altro tempo – dice Maria Vitale, rappresentante del gruppo romano – gli effetti sono già visibili e sono disastrosi. Questo è l’unico strumento che abbiamo per cercare di limitarli. Salire sui tetti non basta più”.



E nei corridoi delle università il consenso sembra non mancare: “Qualche settimana fa abbiamo provato a raccogliere simbolicamente delle firme per capire la predisposizione dell’ambiente accademico e studentesco – prosegue la studentessa – Il risultato è stato ottimo: più di 1000 adesioni in una settimana”.


lunedì 8 novembre 2010

Disastri dalla riforma Gelmini, le elementari di Milano dicono addio al tempo pieno

Riportiamo un articolo uscito su "Il Fatto Quotidiano" di oggi che rispecchia quanto sta accadendo a Druento.

Cliccando sul titolo del post potrete visionare l'articolo originale.





A Milano tempo pieno addio alle elementari. Per colpa dei tagli, che assicurano 40 ore di permanenza settimanali a scuola stravolgendo tuttavia il modello didattico su cui per decenni si era basata la crescita formativa dei bambini.

“Gli insegnanti non ne possono più – protesta Rita Frigerio, responsabile della Cisl scuola – Così è partita l’iniziativa di inviare al ministro Gelmini delle cartoline colorate per invitarla a venire a Milano a verificare che cosa sta succedendo a constatare il degrado della situazione”. Un degrado tanto grave che per il prossimo anno si prevede un drastico ridimensionamento del servizio.

“Per assicurare una qualità minimale dell’insegnamento – continua la Frigerio – meglio 30 ore la settimana che 40 in queste condizioni. Al tempo pieno c’erano due insegnanti per classe, ora invece per coprire le esigenze delle 40 ore con la riduzione delle risorse concesse, in ogni classe vengono impiegati da 7 a 8 insegnanti. Un turbinio di docenti che scombussolano l’intera organizzazione della didattica dequalificandola e disorientando gli stessi alunni. Come fa la Gelmini a tollerare questa situazione proprio lei che aveva come obiettivo di fondo l’insegnante unico per classe?”

E che diranno le famiglie milanesi se dal prossimo anno senza tempo pieno saranno costretti ad assistere i figli per alcuni pomeriggi perché esclusi dalla scuola? 
Come potranno conciliare i lavoro e la cura dei figli? Si aprirebbe un problema sociale di difficile controllo. La Cisl scuola, tuttavia, spera di aver succeso davanti al Tar della Lombardia a cui ha presentato un ricorso perché vengano annullate le disposizioni ministeriali che hanno di fatto reso impossibile la continuazione del tempo pieno.

“O si torna agli organici da sempre messi in campo – conclude Rita Frigerio . oppure si dica chiaro che alle famiglie non si condece un servizio di qualità. Per questo facciamo appello anche alle forze politiche perchè in previsione del rinnovo del consiglio comunale tengano conto di questo problema”.

venerdì 10 settembre 2010

Le “dieci domande” al ministro Gelmini

Arrivano da Milano le dieci domande che il mondo della scuola rivolge al ministero della Pubblica Istruzione. Dieci domande per stanare il ministro Mariastella Gelmini che fino ad oggi ha evitato il confronto diretto con i docenti. “Tutelo l’istituzione da una protesta strumentalizzata politicamente”, ha dichiarato il ministro in una recente conferenza stampa. Parole che hanno incendiato gli animi delle migliaia di insegnanti che in questi giorni sapranno se nel loro futuro c’è un contratto o la disoccupazione. Ora qualcuno tenta un ulteriore sforzo, raccogliendo l’invito del ministro a rivolgerle specifici quesiti “ai quali – ha detto – certamente risponderò”.
[...]
Nell’attesa che il ministro Gelmini trovi le parole, l’inizio dell’anno scolastico si annuncia turbolento. Il malumore è cresciuto in questi giorni per le operazioni di nomina dei docenti. Non solo in Lombardia si sono registrate accuse di scarsa trasparenza e di errori nella comunicazione delle cattedre disponibili. Tra gli studenti milanesi, sottovoce, qualcuno parla di occupazione.

Intanto a Milano si scende in piazza. Un corteo contro la riforma della scuola partirà sabato 11 alle ore 15 da piazza Missori

Ecco le 10 domande che l’Assemblea delle scuole milanesi rivolge al ministro dell’Istruzione:

mercoledì 23 giugno 2010

IL BAVAGLIO ALLA SCUOLA

Questo è un video che a nostro avviso merita di essere guardato.
Sono due insegnanti di Bologna che denunciano la situazione delle scuole, cose di cui i telegiornali non ne parlano.
Questo a dimostrazione che il decreto Gelmini non sta toccando solo il nostro paese (Druento) ma tutta l'Italia. Solo che non lo sappiamo.





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giovedì 27 maggio 2010

Aggiornamento Manifestazione 22 maggio

Qua di seguito trovate un po' di materiale realtivo alla manifestazione del 22 maggio che è stato un gran successo con un notevole afflusso di persone (come potete vedere dalle foto più in basso).

SERVIZIO DEL TG3 DEL 22 MAGGIO 2010


SERVIZIO DEL TG3 PIEMONTE DEL 22 MAGGIO 2010


GALLERIA FOTOGRAFICA della manifestazione



RIPRESE VIDEO DELLA MANIFESTAZIONE


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lunedì 19 aprile 2010

Scuola, tagli al futuro

Mentre a San Benedetto del Tronto, Pantaleo, segretario nazionale della Cgil scuola-ricerca-università che celebrava il II congresso, auspicava per uscire dalla crisi di "investire sulla conoscenza almeno il 2% del pil, stabilizzando i precari, aprendo a un piano di reclutamento pluriennale"; mentre a Roma, come in molte città italiane, il Coordinamento delle scuole superiori e i precari organizzavano la manifestazione che sabato ha sfilato per le vie del centro, facendo registrare numerosissime e significative adesioni, e raggiungendo al termine quella di Emergency; mentre i quotidiani cominciano a registrare massicciamente (e a comunicare tardivamente) lo stato di sofferenza profonda in cui si dibattono le scuole, gli imperterriti strateghi della "semplificazione" e della "razionalizzazione" (leggi tagli diffusi e falcidia di posti di lavoro e di conoscenza) emanavano la circolare sugli organici della scuola per il settembre 2010. Confermate le più tristi previsioni, peraltro agevoli da fare, considerando che è tutto scritto nella Finanziaria 2008 di Tremonti. Scuola primaria: 8711 posti in meno; secondaria di I grado, 3661; superiore: 13746; personale Ata: 15000. Non una cabala, ma 41118 persone a spasso. Donne e uomini. Con figli e senza. Con progetti, investimenti, dignità da tutelare, tutti. E non è finita.

La riduzione di 140.000 posti entro l'anno scolastico 2011-12 riguarda i docenti di tutte le discipline, tranne i 15.000 di ruolo e i 10.000 "precari" di IRC (Religione Cattolica). L'anomalia è tanto più grave, poiché riguarda personale pagato dallo Stato, ma subordinato – in termini di operato e di contenuti – alla gerarchia cattolica, che lo abilita, inserisce e rimuove, secondo le norme del diritto canonico. Il privilegio dell’intoccabilità implica che l’insegnamento confessionale partecipi in percentuale maggiore di prima al monte ore generale, che ha subito tagli per tutte le altre materie; alla faccia della laicità della scuola pubblica. Ogni anno il governo, con la complicità di media disinformati, ci redarguisce sul fatto che in Italia il numero di alunni per docente è più basso che nella media europea. Questa litania generalmente prelude a politiche di contrazione degli organici e anche in questo caso ha tentato di giustificare la mattanza, ma omette volontariamente alcuni dati.

Innanzitutto il fatto che molti Paesi di area
Ue non prevedono parametri nella definizione del rapporto docente/alunni, mentre da noi – praticamente in ogni Finanziaria – si aumenta la quota di alunni per classe, disattendendo una serie di norme, a cominciare da quelle sulla sicurezza di aule stracolme. La variabile degli insegnanti di religione cattolica – che esistono anche in altri Paesi, ma che non sono a carico delle spese per l’istruzione, alla stregua degli altri e non beneficiano, come da noi, di trattamenti vantaggiosi – non viene citata.

Ad influire sul rapporto numerico alunni-docente c’è poi la peculiarità del sostegno; il nostro Paese gode di una legge sull’integrazione della diversabilità all’avanguardia in Europa - dove spesso ancora esistono le scuole speciali. Invece che essere considerata acquisizione di civiltà, la norma viene ridotta ad arma per dimostrare l’eccesso di insegnanti in Italia. Per fortuna il 22 febbraio la Consulta ha valutato incostituzionali (le violazioni sono "in contrasto con i valori di solidarietà collettiva nei confronti dei disabili gravi", ne impediscono "il pieno sviluppo, la loro effettiva partecipazione alla vita politica, economica e sociale del Paese" e introducono "un regime discriminatorio illogico e irrazionale che non tiene conto del diverso grado di disabilità di tali persone, incidendo così sul nucleo minimo dei loro diritti") i tagli sui posti di sostegno intervenuti negli ultimi due anni.


La Corte ha poi indirizzato Stato ed enti locali ad investire maggiori risorse, perché gli alunni disabili possano avere identiche opportunità formative rispetto agli altri, rimuovendo gli ostacoli che si oppongono al diritto all'apprendimento di qualità garantito ad ogni individuo. La domanda che una parte del mondo della scuola continua – inascoltata – a rivolgere a una parte del mondo della politica e delle amministrazioni locali è: cosa aspettate? Cosa aspettate, davanti a questi tagli, davanti a queste circostanze, davanti allo scempio della scuola della Repubblica, di cui siete parte istituzionale, a fare davvero qualcosa?

Da il Fatto Quotidiano del 18 aprile

mercoledì 7 aprile 2010

SUPPLENTI E BIDELLI PAGATI DAI GENITORI


Padova - Un "buco" da 5 milioni di euro, insegnanti e bidelli che non prendono lo stipendio da gennaio. È la situazione drammatica delle scuole nel Padovano tra licei, tecnici professionali e istituti comprensivi (quelli con elementari e medie). Per loro mancano cinque milioni dal ministero del Tesoro, per ripianare le spese ordinarie tra esami di maturità, supplenze, materiali scolastici e di laboratorio.

"È una cifra anticipata come tutti gli anni dagli istituti per pagare il normale funzionamento del regime scolastico – racconta il dirigente del liceo scientifico
Cornaro Massimo Vezzaro, 900 studenti e un credito verso lo Stato di almeno centomila euro - tra supplenze, esami di maturità, materiale per i laboratori. Di solito anche alla spicciolata ma le risorse anticipate dalle scuole arrivavano dal ministero. Quest’anno però con i tagli voluti dalla Gelmini arriva poco o nulla, e noi abbiamo grattato il fondo del barile". Insomma gli istituti scolastici sono rimasti a secco, così se un insegnante si ammala improvvisamente non ci sono i soldi per pagare un supplente.

La soluzione rimediata alla meno peggio fa venire i brividi, soprattutto nell’ottica del diritto allo studio di cui parla la Costituzione. "Se un docente ci avverte che sarà assente abbiamo due possibilità – dice Vezzaro – distribuire piccoli gruppi di studenti nelle diverse classi che già stanno facendo lezione provocando disagi e rallentamenti sul programma, ma è la soluzione meno praticata, o radunare la classe senza insegnante con un’altra magari di pari età nell’aula magna". Significa 50-60 ragazzi per un’insegnante sola, costretta a fare lezione improvvisando argomenti di interesse comune, o spesso preoccupata solo di mantenere l’ordine tra tanti adolescenti. In più a volte gli insegnanti si rifiutano di fare supplenza perché il fondo chiamato di "ore eccedenti" destinato a questi casi è fermo dal 2008, quindi i docenti farebbero supplenza gratis.

"L’unica soluzione è pagare i supplenti con i soldi delle famiglie" va al sodo Daria Zangirolami dirigente del Tito Livio, il prestigioso liceo classico padovano che ha diplomato il presidente Giorgio Napolitano e l’economista Luigi Zingales. La preside, che in accordo con studenti e genitori ha programmato tre giorni di sospensione delle attività scolastiche per attirare l’attenzione sull’emergenza, spiega: "Ogni scuola superiore fa versare un contributo volontario alle famiglie all’inizio dell’anno, dai 100 ai 150 euro a famiglia, destinati in realtà ad attività formative come teatro, uscite didattiche, attrezzatura per laboratori, materiale scolastico. Purtroppo per pagarci le supplenze abbiamo attinto da queste risorse, insomma se le sono pagate le famiglie, altrimenti le classi rimanevano scoperte anche per periodi lunghi di assenza dell’insegnante titolare".

Come se non bastasse, ora la coperta è talmente corta che in diversi istituti ci sono supplenti e personale non docente che non percepiscono lo stipendio da gennaio. Uno di questi è il Cornaro, dove un insegnante e un tecnico ausiliario non prendono la busta paga tre mesi e coprono supplenze che dureranno fino alla fine dell’anno scolastico. "In più sono persone mature, con famiglie sulle spalle, quindi è ancora più imbarazzante e grave per noi" sottolinea Vezzaro, il quale a sua volta è in credito con il ministero: "Anche tutti noi dirigenti in Veneto abbiamo una parte di stipendio che dal 2007 a oggi non ci è mai stata versata". Il paradosso è che proprio la consulta dei dirigenti di Padova, un organismo volontario al quale aderisce oltre il 50% degli attuali dirigenti in servizio, ha consigliato ai supplenti che non percepiscono stipendio da mesi di rivolgersi alla magistratura, di fare causa. "Ci sembra l’unica soluzione se non arrivano i soldi – conclude Vezzaro – almeno con un’ingiunzione di pagamento in mano emanata dal giudice sarà più facile per noi andare al ministero del Tesoro per chiedere di saldare i conti".

Anche i presidenti dei consigli di istituto, organismo formato dai genitori, hanno deciso di consorziarsi e di formare una rete permanente che si riunisce ogni quindici giorni, assieme ai dirigenti scolastici e agli alunni. Insieme stanno organizzando uno sciopero generale in tutte le scuole del Veneto, per protestare contro le sforbiciate selvagge e la situazione finanziaria in cui versano gli istituti scolastici.


Da il Fatto Quotidiano del 6 aprile 2010

lunedì 29 marzo 2010

Maturità, doppia tassa

Una doppia tassa sulla maturità finora non si era ancora sentita, ma nelle scuole ormai ci si è abituati a tutto. Non è più come anni fa, quando per frequentare un istituto pubblico bastava pagare il bollettino dell'iscrizione di qualche decina di euro, quello della mensa più o meno analogo, e non molto di più per un anno intero.

Ora a scuola si va con il tariffario. Consulti una delle pagine dei siti e sembra di guardare il link ad un albergo o un centro benessere: tutto (o quasi) si paga, dal ritiro del diploma alle lettere ricevute a casa, dai corsi di recupero all’esame di maturità per i privatisti per il quale i prezzi possono aumentare anche di dieci volte rispetto a quelli praticati agli alunni interni.

E' la crisi, è l’effetto dei tagli di Tremonti, e di un miliardo di euro tra supplenze e fondi per il funzionamento ordinario che le scuole hanno anticipato e che ora il ministero fa finta di non dover restituire alle scuole, spiegano i sindacati e politici dell’opposizione. «Da quest’anno non solo le scuole corrono il rischio di avere trasferimenti inadeguati, ma anche di vedere cancellata qualsiasi possibilità di recuperare i propri crediti», avverte Mariangela Bastico del Pd. Mentre Manuela Ghizzoni, sempre del Pd, sulla vicenda ha presentato un’interrogazione parlamentare chiedendo l’intervento del ministero che nonostante le denunce non aveva ancora assunto una posizione ufficiale.

Manca un miliardo nelle scuole, insomma. E’ una cifra di tutto rispetto: i dirigenti scolastici, sono costretti a inventare di tutto pur di far quadrare conti che in queste condizioni sembra impossibile far quadrare. Anche raddoppiare le tasse. Finora esisteva una sola tassa per la maturità, da versare allo Stato, di 12,03 euro. Quest’anno almeno una scuola su due ha chiesto agli studenti dell’ultimo anno una doppia tassa: quella regolare con bollettino intestato all’Agenzia delle Entrate, e la seconda invece con bollettino intestato alle scuole, a volte addirittura agli stessi dirigenti scolastici come accade all’Itc Cesare Beccaria di Carbonia.

Alcuni studenti e genitori hanno pagato senza protestare. Altri invece non hanno mandato giù la seconda tassa. All'istituto Piaget di Roma, ad esempio dove una decina di ragazzi si sono rifiutati di pagare. Anche perché la richiesta era di 100 euro, piuttosto cara rispetto alla media. Sono state minacciate ritorsioni da parte della dirigenza ma i ragazzi non intendono fare marcia indietro. La maggior parte degli istituti infatti si limita a chiedere un contributo di una ventina di euro. «Per le fotocopie, e le spese di segreteria. E’ solo doveroso nella condizione in cui sono costrette a andare avanti le scuole», spiega Antonio Gaeta dirigente scolastico del Polo Didattico di Passo Corese, in provincia di Rieti.

E in genere i genitori accettano il pagamento, a meno che le spese non risultino particolarmente elevate come al Piaget di Roma, oppure in Puglia a Ceglie Messapica, all'Istituto tecnico Agostinelli dove il tariffario prevede una «tassa per la maturità» di 50 euro o al liceo scientifico «De Sanctis» di Salerno dove se ne pagano 90. E’ a quel punto che qualcuno inizia a chiedersi se la seconda tassa è davvero una tassa o soltanto un contributo, e quindi se esista l’obbligo di pagarla oppure no.

Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini lo ha finalmente chiarito pochi giorni fa, ricordando ai dirigenti scolastici che non hanno alcun diritto di chiedere soldi alle famiglie. Alcuni dirigenti però la pensano diversamente come Marco Bevilacqua, a capo dell’istituto Ambrosoli di Roma, che di fronte alle proteste per aver chiesto 200 euro per frequentare l’istituto ricorda l’esistenza di un Patto educativo di corresponsabilità sottoscritto da genitori al momento dell’iscrizione che prevede l’obbligatorietà dei contributi decisi dalle scuole.

Insomma, pagare si deve sostengono alcuni dirigenti. E quindi nascono le voci più varie. Doppie tasse sulla maturità, doppie tasse di iscrizione, ma anche molto altro. All’Istituto d’Arte Licini di Ascoli Piceno si chiede ogni anno una seconda tassa di iscrizione per la scuola di 90 euro obbligatoria anche per le famiglie che per legge sarebbero esentate dal pagamento della tassa imposta dallo Stato. E poi 10 euro per le «spese postali per comunicazioni alle famiglie e gestione informatizzata delle assenze», e ancora 1 euro per l’acquisto della pagella scolastica. Situazione simile al professionale Datini di Prato dove la seconda tassa sulla maturità è di 51 euro (i privatisti pagano il doppio), le doppie iscrizioni ai vari indirizzi sono tutte di oltre 100 euro a seconda dei vari indirizzi, ma comunque si chiede 1 euro a tutti per un non meglio identificato «fondo di solidarietà».

I prezzi non appaiono sui tariffari ufficiali ma spesso le scuole si fanno pagare anche i corsi di recupero organizzati per aiutare a metà anno gli studenti in difficoltà. Secondo un sondaggio del sito Skuola.net più di una scuola su 10 chiede una cifra in cambio del corso.

Un capitolo a parte sono i privatisti, da sempre territorio di caccia di fondi da parte di presidi di ogni epoca. Quest’anno all’Istituto Comprensivo Statale di Oppido Mamertina per la maturità gli interni pagano una tassa di 30 euro, i privatisti di 80, quasi tre volte di più. Ancora nulla rispetto al professionale Einaudi di Ferrara, dove gli interni pagano 25,82 euro e i privatisti 206,58, quasi nove volte di più. E’ l’autonomia scolastica: in tempo di crisi somiglia terribilmente a un suq, in cui ognuno fa come gli pare.

di FLAVIA AMABILE da LA STAMPA del 29 marzo 2010

lunedì 15 marzo 2010

Scuola SUPERIORE: una riforma da brividi


di Marina Boscaino
“Devo educare i miei figli per vivere in un Paese civile o per vivere in Italia?”: domanda non oziosa. Sabato, piazza del Popolo, uno dei tanti striscioni, un bel pomeriggio di democrazia, speranze, promesse.
Tra due settimane si chiudono le iscrizioni e le famiglie iscriveranno i figli nella prima classe di una scuola che non c’è. Infatti la “riforma” della superiore non è ancora legge e – giuridicamente – in Italia vigono ancora i vecchi ordinamenti: assenza di procedure legittime, dunque, e una serie di conseguenze.

L’ostinazione a far partire da
settembre una “riforma” priva di riferimenti legislativi non è un progetto culturale, ma economico: più precisamente, risiede nella Finanziaria 2009, che determina una serie di tagli che non possono essere evitati, pena il fallimento della “cura da cavallo” per la scuola, che ci fu annunciata nell’estate 2008 e che si sostanzia in 7,6 miliardi di euro in meno tra il 2009 e il 2011. Rimandare è impossibile.

La persuasione mediatica agisce non solo dai Tg. Fate un giro sul sito del ministero: troverete un accattivante vademecum per studenti e famiglie, che racconta la “riforma epocale”, contravvenendo al principio di realtà, legittimità e soprattutto responsabilità
civile e politica. Il profluvio di opuscoli che illustrano il nulla è incessante (ricordiamoci poi di chiedere il costo dell’operazione a chi ha tagliato 140.000 posti di lavoro). Parole che inverano realtà inesistenti: nel mondo vero, quello dei tagli, dell’edilizia scolastica fuorilegge, quello del miliardo di debito con le scuole italiane, che il ministero ha già annunciato che non verrà mai refuso, quello che precarizza esistenze a getto continuo, la musica è ben diversa dalle immagini patinate e rassicuranti: è il caos più completo, con le scuole che si vedranno costrette ad organizzare la proposta formativa e a fare i conti con il taglio delle cattedre e con il soprannumero degli insegnanti dopo la chiusura delle iscrizioni, ammesso che la Corte dei Conti non sollevi questioni e che Napolitano firmi. Quando cioè, secondo la legislazione (ancora) vigente, il testo sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale e sarà legge.

Intanto la scuola superiore – che finora ha svogliatamente e colpevolmente solo assistito alla costruzione della propria distruzione
– si sta svegliando: mozioni di collegi docenti che chiedono lo spostamento di un anno dell’entrata in vigore della riforma; altri che decidono di agire nella legalità e proporre gli ordinamenti ancora in vigore; comitati misti, docenti-studenti-genitori che organizzano contro-informazione, presìdi permanenti che coinvolgono anche le elementari, vittime fresche della prima ondata di tagli selvaggi.
L’avvio del riordino senza la conclusione dell’iter previsto comporta il modo improvvisato e dilettantesco con cui stanno riempiendo quell’abominio sociale, giuridico, economico e culturale che chiamano “riforma”. Manca il regolamento sulle classi di concorso, che verranno rivoluzionate, e che è ancora ben lontano dall’essere approvato: in sostanza le “materie” e i titoli che si devono avere per insegnarle.
La CM 18/2 che dà avvio alle iscrizioni è priva di presupposti legislativi, come si è detto inesistenti, essendo
stata emanata prima dell’adozione definitiva dei regolamenti.

È per questo che la Cgil ha inoltrato ricorso al Tar del Lazio. La “riforma” viola l’autonomia delle scuole, alle quali vengono assegnati i nuovi indirizzi
in modo “automatico” dal MIUR, senza che abbiano potuto presentare all’USR e alla Regione le loro motivate proposte, invadendo le competenze sulla definizione del piano dell’offerta formativa territoriale, prerogativa di provincia e Regione, mettendo in discussione il necessario legame fra scuola e ambito sociale in cui opera. Lo scippo di competenze perpetrato dal ministero ai danni delle regioni potrebbe essere oggetto di ricorso da parte, al momento, di Emilia Romagna, Marche, Piemonte e Toscana. Mancano gli obiettivi di apprendimento e moltissimo ancora. Solo “quadri orario”: questa è la loro “riforma”. Che vuol dire unicamente taglio, circa il 10% di tempo scuola in meno, con i conseguenti posti di lavoro.
Dismessi pedagogia, didattica, cultura, cittadinanza, emancipazione. Non dobbiamo stancarci di ripetere: tutti devono sapere quello che sia sta facendo, e come, alla scuola della Costituzione.

da IL FATTO del 14 marzo 2010

venerdì 12 marzo 2010

SCEGLIERE LA SCUOLA SUPERIORE? CHE FATICA…

Il CGD Piemonte e il CGD Grugliasco hanno organizzato 2 serate, il 18 e il 31 marzo, per affrontare insieme, da genitori, il problema della riforma delle scuole superiori e per capire come aiutare e sostenere i ragazzi che stanno per affrontare questa 'avventura'.

“SCEGLIERE  LA SCUOLA  SUPERIORE? CHE  FATICA…”
Città della Conciliazione
Corso Torino – angolo via Fratel Prospero
GRUGLIASCO

GIOVEDI’ 18 MARZO  -  ore 21
Come cambierà la scuola superiore con il riordino degli indirizzi?
Interverranno:
Gianna Pentenero, Assessore all’istruzione regione Piemonte
Domenico Chiesa (Forum delle Associazioni, CIDI di Torino)

MERCOLEDI’ 31 MARZO – ore 21
Come posso aiutare mio figlio
ad affrontare il nuovo impegno?
Interverranno:
Monica Di Martino (CGD Piemonte, formatrice)
Domenico Chiesa (Forum delle Associazioni, CIDI di Torino)

Per i due incontri sono stati invitati
dirigenti scolastici ed insegnanti delle scuole superiori della zona
Siete tutti invitati, in particolare i genitori dei ragazzi di II e III media!

lunedì 1 marzo 2010

Scuola, resistenza piemontese

di Marina Boscaino

”epocale” riforma della scuola non è ancora in vigore: le procedure giuridiche in uno stato di diritto vanno rispettate. Mancano il parere della Corte dei Conti, la firma di Napolitano, la pubblicazione in Gazzetta. Ma tutti, in un blob di disinformazione e di arroganza, si comportano come se lo fosse.
Le scuole superiori stanno orientando i ragazzi su piani di studio che ancora non sono legge.
Una parte degli insegnanti - fatalista , disillusa, disinteressata – rinuncia a qualsiasi resistenza ideale contro un progetto che, impoverendo la scuola e la cultura, ricadrà sulle loro impreparate spalle.
Gelmini, esecutrice di una prova di forza volta soltanto a soddisfare i diktat di Tremonti sui 10.000 posti di lavoro da tagliare il prossimo anno, è già pronta a nuove forme di intervento brutale, primo fra tutti il reclutamento dei docenti. Tutti i pareri sulle “nuove superiori” degli organismi di controllo e consultazione hanno sottolineato che il governo ha delegato a se stesso o al ministero in maniera eccessiva la regolamentazione di materie che avrebbero richiesto interventi legislativi o iter più complessi del semplice decreto amministrativo. “Si mantiene il carattere non normativo, a differenza di come aveva suggerito il Consiglio di Stato, su temi strategici quali i programmi di studio, la valutazione e l'autovalutazione del sistema scolastico, la organizzazione di tutte le cattedre a 18 ore, che significa annullare le supplenze. E si ribadisce la deroga al potere regolamentare che la legge aveva attribuito al Governo nel suo insieme e non al singolo ministro” così chiarisce l'avvocato Mauceri.

Oltre ai docenti che verranno falcidiati, pagheranno i ragazzi e le famiglie, disorientate dalla farragine delle notizie e dall'impreparazione delle scuole a dare senso al confuso contenitore approntato frettolosamente dal ministero per fare cassa. A meno di un mese dalla chiusura delle iscrizioni, le scuole non hanno ancora notizie precise sugli indirizzi di studio che verranno loro effettivamente attribuiti direttamente dal ministero, violando il Dpr sull'autonomia. Ma non è questa la sola prevaricazione: una norma del '99 assegna, infatti, ampia competenza alle Regioni sul piano dell'offerta territoriale; Regioni che avranno inoltre un peso strategico nella definizione degli esiti (qualifiche, diplomi) e delle interazioni (accordi con le agenzie formative) relative all'istruzione professionale.
È critica l'assessore all'Istruzione del Piemonte Pentenero: “Stiamo responsabilmente approntando quanto ci compete, ma con esplicita riserva, considerando la grave incertezza normativa generale. E questo solo per non colpire ulteriormente le famiglie”. L'auspicio è che arrivino analoghe prese di posizione da parte di altre Regioni.
Non tace – per fortuna – la Cgil scuola, che mette in dubbio la legittimità dell'operazione. Inoltre, come spiega Silvia Ristori: “denunceremo la riduzione di orario inflitta alle classi seconde, terze e quarte di tecnici e professionali: è una totale violazione del patto formativo siglato con studenti e famiglie”. E non tace nemmeno questa volta “Per la scuola della Repubblica”, che annuncia un convegno a Roma per il 20 marzo, insieme al Coordinamento delle Scuole Secondarie e al Coordinamento Insegnanti Precari. Controinformazione per sottolineare e rendere pubbliche queste italianissime anomalie.

(Il Fatto Quotidiano del 28 febbraio 2010)

mercoledì 10 febbraio 2010

PRESADIRETTA - Scuola fallita

E’ possibile garantire un’istruzione decente con i tagli? Lo stato deve alle scuole miliardi di euro di spese per il funzionamento ordinario. Gli inviati tornano accanto ai precari che hanno perso il lavoro, e ci spiegano i salti mortali di presidi e insegnanti per cercare di garantire ad ogni costo il funzionamento senza soldi per pagare manutenzioni, straordinari, supplenti.

Scuola fallita

In onda domenica 14 febbraio 2010 alle 21.30

di Domenico Iannacone, Sabrina Carreras, Lisa Iotti e Vincenzo Saccone

"Non ci sarà nessun taglio alla scuola. Sulla scuola troppe cose divorziano con la realtà. Dalla sinistra stanno arrivando messaggi assolutamente falsi e inutili allarmismi" così si era espresso il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nell’ottobre del 2008.

E’ passato un anno e mezzo e “Presadiretta” ha deciso di dedicare un’altra puntata al tema scuola.
Ci sono stati i temuti tagli? Il ministero dell’Istruzione deve alle singole scuole 1 miliardo di euro per il funzionamento ordinario.
Purtroppo gli inviati hanno potuto toccare con mano i salti mortali che ogni giorno i presidi italiani devono fare per garantire il funzionamento senza un soldo in cassa, dovendo stringere al massimo i cordoni della borsa, senza poter chiamare i supplenti, e dovendo limitare il tempo pieno. Sono anche andati a vedere cosa vuol dire essere un insegnante precario: si deve buttare via la laurea, i master, i corsi di perfezionamento e anni di sacrifici per ritrovarsi senza lavoro, oppure essere costretti a emigrare da sud a nord per continuare a salire in cattedra.

I soldi per l’edilizia scolastica e per mettere a norma le scuole troppo spesso fatiscenti piu’ volte promessi (subito dopo tragedie come quella del liceo Darwin di Rivoli) non ci sono proprio o  arrivano con il contagocce. Circa l’80% delle scuole italiane non e’ a norma.
La scuola pubblica agonizza, ma lo stato italiano non ha rinunciato a finanziare le scuole paritarie. E in Lombardia la regione sta aumentando ogni anno scolastico l’aiuto economico alle famiglie che vogliono mandare i figli alla scuola privata.

In mezzo a tante difficolta’ un piccolo cammeo di eccellenza: studenti che fuori dall’orario scolastico si allenano per le competizioni di matematica aiutati da quei professori che in tempi difficili non rinunciano a fare la differenza.

EDIT: per chi avesse perso la puntata ecco i link per vederla.
parte 1 
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parte 9